p 40 .

Paragrafo 6 . Tutto  in tutte le cose.
     
Introduzione.

La  riflessione filosofica in Grecia, man mano che procede,  sembra
esprimere   in   misura  sempre  maggiore  la  consapevolezza   che
l'affermarsi della ragione, con la sua capacit critica,  ha  fatto
venire  meno  qualsiasi visione ingenuamente  unitaria  e  armonica
della phy'sis. L'unit e l'armonia dell'universo non si manifestano
in  maniera  immediata:  per  poterle  cogliere  e  comprendere   
richiesto  uno  sforzo  sempre maggiore della  ragione.  In  questo
sforzo  i filosofi del quinto secolo tracciano una molteplicit  di
vie di ricerca, spesso in contrasto fra loro.
     Il  Tutto  unico di cui parla Empedocle, nonostante il  legame
inscindibile  che ha con il molteplice e il divenire, pu  sembrare
una  sorta  di  "contenitore", uno "spazio"  -  come  l'peiron  di
Anassimandro  -,  uno  scenario  sul  quale  agiscono  gli  opposti
elementi  e  le forze contrarie. Dal momento che in primo  piano  
posta  la  trasformazione delle cose, il loro legame con l'Uno  pu
apparire debole.
     Alla  ricerca di una pi chiara identit tra uno e  molteplice
si  dedica  un  altro filosofo, proveniente anch'egli  dalle  coste
ioniche dell'Asia Minore: Anassagora.
     
Anassagora.
     
Originario di Clazomene(85), Anassagora  il primo, tra i  filosofi
greci, a vivere e operare ad Atene.

Niente nasce dal Niente.
     
Ormai  appare un principio acquisito che niente possa  nascere  dal
Niente  e  quindi nemmeno possa tornare al Niente, dissolversi  nel
Nulla.  Se  le  cose  molteplici non sono il Nulla  -  come  voleva
Parmenide  -, esse devono necessariamente costituire manifestazioni
dell'Essere.  Ma se l'Essere si manifesta nella molteplicit  delle
cose  e  nel loro divenire, esso non pu essere uno e indivisibile:
l'Essere,  gi  per  Empedocle (che sicuramente ha  influenzato  il
pensiero  di  Anassagora(86)),  miscuglio di elementi diversi:  la
molteplicit  la condizione originaria dell'Essere.
     Anche Anassagora, all'inizio del primo libro della sua Fisica,
scrive: "Insieme erano tutte le cose"(87).
     Ma,  secondo Anassagora, per spiegare l'esistenza di  infinite
cose, solo quattro elementi originari non sono sufficienti; ridurre
tutto a quattro elementi  indice di una dipendenza esclusiva dalle
sensazioni,  perch  fuoco,  terra,  aria  e  acqua  sono  elementi
sensibili.

p 41 .

I semi delle cose.
     
Ci  che gli occhi non vedono pu risultare "visibile" alla  mente.
Questa    un'altra  grande acquisizione della filosofia  greca,  a
partire  dalla  scuola di Elea: pensare una realt  che  sfugge  ai
sensi.
     Cos  Anassagora  pensa  che tutte le  cose,  compreso  fuoco,
terra,  aria  e  acqua,  siano prodotte  "da  esseri  preesistenti,
inattingibili,  per,  dai nostri sensi  per  la  piccolezza  delle
masse".(88)
     Ogni  elemento    costituito da particelle  piccolissime  che
hanno   le   caratteristiche  proprie  di   quell'elemento:   parti
infinitamente  piccole  di oro nella loro unione  formano  le  vene
auree  sotterranee; e cos le particelle di osso si aggregano nelle
ossa;  le parti della carne danno vita alla carne e cos via.  Ogni
elemento   costituito da parti piccolissime che Anassagora  chiama
semi (sprmata), e che in seguito Aristotele, riferendosi alle loro
caratteristiche,   indicher  con  il  termine  omeomerie   ("parti
simili").
     Ogni  parte  di composto o di elemento, pur piccola  che  sia,
contiene   innumerevoli  semi.  Anassagora   quindi   ammette   una
divisibilit all'infinito. I semi, che non hanno le caratteristiche
della  materia, rappresentano quasi il limite ultimo cui  tende  un
processo infinito di divisione.

In ogni cosa sono presenti i semi di tutte le cose.
     
L'universo   di   Anassagora,  frammentato  in  una   infinit   di
particelle, ritrova comunque una sua forma di unit. Ciascuna  cosa
contiene  i  semi  di tutte le cose: tutto  in  tutto.  Anassagora
osserva che "Noi usiamo un cibo semplice e omogeneo, pane e  acqua,
e  di questo si nutrono i capelli, le vene, le arterie, la carne, i
nervi,  le  ossa e le altre parti"(89). Evidentemente  nel  pane  e
nell'acqua ci sono particelle di nervi, vene, eccetera che  non  si
percepiscono con i sensi, ma "che si colgono con la ragione".
     La  possibilit di cogliere un aspetto determinato di ciascuna
cosa  e di definirla in base a quell'aspetto dipende dal fatto  che
in  essa  prevale  un tipo di semi (ad esempio,  nell'osso  i  semi
dell'osso),  anche  se vi sono presenti i semi di  tutte  le  altre
cose.
     
Il Nos.

I  semi  sono  infiniti  ed eterni, immobili nella  loro  eternit,
finch  non  interviene una forza a loro esterna che ne provoca  il
movimento.  Anassagora chiama questa forza Mente  (Nos).  "Dopoch
l'intelletto  dette inizio al movimento, dal tutto  che  era  mosso
cominciavano  a  formarsi  [le cose] per separazione,  e  quel  che
l'intelletto aveva messo in movimento, tutto si divise"(90).
     
     p 42 .
     
     L'essere,  cio  l'insieme  infinito  dei  semi,    eterno  e
immutabile;  ci che appare e scompare ai nostri  sensi  non    il
nascere  e  il  morire dell'essere, ma una sua trasformazione,  che
rende   visibile  negli  enti  determinati  ci  che    invisibile
nell'unit indifferenziata di tutti i semi. Questa trasformazione 
messa  in  atto  dal Nos attraverso il movimento  che  produce  la
separazione di aggregati di semi dalla loro unit indifferenziata e
la formazione delle singole cose. "Del nascere e del perire i Greci
non  hanno  una  giusta concezione, perch nessuna  cosa  nasce  n
perisce, ma da cose esistenti [ogni cosa] si compone e si separa. E
cos  dovrebbero  propriamente chiamare  il  nascere  comporsi,  il
perire separarsi"(91).
     Non    facile  definire  che  cosa  rappresenti  il  Nos:  
sicuramente  l'ordinatore di tutte le cose,  delle  passate,  delle
presenti e delle future;(92) l'ordine prodotto  nel medesimo tempo
sensibile e razionale.
     In questo modo Anassagora cerca di risolvere il problema della
permanenza  dell'essere ("nessuna cosa nasce n perisce")  e  della
sua razionalit.
     
La fisica.

L'individuazione  da parte di Anassagora di un  progetto  razionale
operante   nella  natura    il  frutto  di  una  sua  attentissima
osservazione   di   quanto  ci  circonda.   Egli   si   occupa   di
astronomia,(93)  di meteorologia (della folgore, del  tuono,  delle
nubi,  dell'arcobaleno, eccetera), di terremoti,  della  formazione
del  mare  e  dell'origine della sua salinit,  delle  inondazioni,
della natura delle piante.(94)
     Ma  soprattutto  Anassagora  si  preoccupa  di  comprendere  i
meccanismi  delle  sensazioni, di cui fa un  esame  dettagliato,  e
afferma  che  "si producono mediante i contrari": se,  ad  esempio,
tocchiamo  una  cosa  che  ha  la  stessa  temperatura  del  nostro
organismo, il tatto non ci trasmette alcuna sensazione rispetto  al
calore,  ma se la cosa  calda e noi siamo freddi, o viceversa,  la
sensazione che avvertiamo  nettissima.(95)
     Dallo   studio  accurato  della  natura  e  delle   sensazioni
Anassagora conclude che non ci si pu fidare interamente dei sensi:
essi  non  sono in grado di mostrarci tutta la realt  (i  semi  di
tutte  le  cose  sfuggono ai sensi) e talvolta ci  ingannano  anche
rispetto  ai  fenomeni  che ci consentono  di  percepire.(96)  Deve
allora  intervenire  la  ragione che pu  oltrepassare  i  sensi  e
correggerne i dati, ma non pu prescindere da essi.
     

p 43 .

Le critiche di Aristotele e di Lucrezio.

L'individuazione  dei  semi come infiniti e infinitamente  piccoli,
preesistenti  a  qualsiasi aggregazione anche  minima  di  materia,
toglie  loro  ogni  caratteristica  materiale,  per  cui  i   corpi
risultano  formati  da  qualcosa di  non  corporeo.(97)  Inoltre  -
osserva Aristotele - "l'infinito  inconoscibile" e, se i "princpi
sono  infiniti  [...],   impossibile conoscere  ci  che  da  essi
deriva,  perch  supponiamo di conoscere il  composto  solo  quando
conosciamo la natura e il numero dei suoi elementi"(98).
     Aristotele  sviluppa  la  sua critica contro  la  divisibilit
all'infinito,   contro   lo  stesso  concetto   di   infinito:   "
impossibile" che in un corpo finito si trovi un numero infinito  di
particelle che lo costituiscono.
     Le  obiezioni di Aristotele sono di tipo logico e il  problema
dell'infinito e della divisibilit sollevato in maniera paradossale
da  Zenone  destinato a essere dibattuto per secoli da filosofi  e
matematici(99).
     Di  altra natura le critiche di Lucrezio(100) che contesta sul
piano  fisico  le affermazioni di Anassagora: se in tutte  le  cose
sono  presenti i semi di tutte le cose "bisognerebbe che il  grano,
quando    franto  dalla minacciosa potenza della mola,  desse  una
qualche traccia di sangue [...] si dovrebbero vedere cenere e fuoco
nel legno quando  scheggiato".
     
La sapienza dell'uomo e l'infinito.

Anassagora,  al  di l delle contraddizioni e delle ingenuit  (che
del  resto  non mancano nemmeno nei suoi critici), ha il merito  di
aver  posto  con  forza  il  problema dell'unit  fra  pensiero  ed
esperienza:  la mente pu oltrepassare i limiti dei sensi,  ma  non
pu  negarli, perch da essi deriva la sua forza. Non pu  esistere
pensiero  e  quindi  sapienza  senza esperienza  sensibile;  in  un
frammento si legge: "L'uomo  il pi sapiente dei viventi perch ha
le  mani"(101).  Avere  le mani significa potere  avere  esperienze
sensibili.
     I  limiti della nostra esperienza sensibile non ci impediscono
di   pensare   l'illimitato,  l'infinito:  un  infinito  originario
indifferenziato, ma anche una infinit
     
     p 44 .
     
     di  corpi, di mondi dove possano vivere uomini come noi,  dove
il  suolo produca molte cose, dove nel cielo brillino un Sole,  una
Luna e infinite stelle.(102)

